STORIA

Cenni storici su Loro Piceno

Seguendo la testimonianza dello storico locale Francesco Franceschini possiamo affermare che il nome Loro trae la sua derivazione dal latino laurus, pianta di alloro. La leggenda vuole, infatti, che tale nome fosse dato per una pianta di lauro cresciuta all’interno del castello in età imprecisata. Per questo lo stemma comunale rappresenta un castello turrito sormontato da un albero di lauro con bacche d’oro. Tale stemma compare per la prima volta scolpito in una campana del paese nel 1447. Nel 1863 al nome originario fu aggiunto l’appellativo “Piceno”, per distinguere Loro da altri piccoli centri d’Italia dallo stesso nome.

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L’originario nucleo insediativo del paese, di cui il castello segna il punto culminante, si é sviluppato con orientamento est-ovest su un impianto a maglie regolari che ben si armonizza alla conformazione naturale del colle ove è sorto l’abitato.
Dal versante meridionale le costruzioni si snodano in un fronte compatto ed omogeneo in cui é ancora possibile distinguere l’antica cinta difensiva. Gli isolati sono scanditi da stretti vicoli ortogonali all’asse centrale che si diparte dalla piazza principale, dove sono riunite le principali emergenze monumentali, quali il castello, la chiesa di S.Maria di Piazza ed il palazzo comunale.

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Il primo insediamento. Una stele funeraria picena del VI secolo a.C., attualmente conservata presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona, rappresenta la più antica testimonianza degli insediamenti antropici che interessarono il centro, il cui sviluppo in età romana fu fortemente determinato dalla posizione che veniva ad occupare all’interno del complesso viario gravitante attorno alla vicina Urbs Salvia. Dalla Porta Gemina a sud-est dell’antica città usciva la strada che conduceva a Falerio Picenus e che risaliva per la contrada lorese di S.Valentino, dove in prossimità della chiesa omonima nel 1910 furono rinvenute tracce di un ponte e di una costruzione romana, oltre a una stele funeraria romana databile tra il I ed il II secolo a.C., conservata nell’atrio della chiesa di S.Lorenzo di Urbisaglia.

Si dipartiva dalla Porta Gemina anche una seconda strada che attraversando Campolargo, luogo probabilmente destinato alle esercitazioni militari, e proseguendo in direzione di Mogliano, Francavilla d’Ete e Rapagnano, conduceva fino a Firmum Piceno. (Storia Loro Piceno)

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Notevole importanza dovettero rivestire inoltre le sorgenti bromoiodiche presenti nella valle del Cremone, che oltre ad essere legate al contesto religioso terapeutico facente capo al santuario della Dea Salus urbisalviense, sorgevano a breve distanza da Villa Magna, zona residenziale di Urbs Salvia in età tardo-imperiale. Un vero e proprio complesso termale si presume possa essere esistito nella contigua contrada delle Bagnere, dove agli inizi del ‘900 furono rinvenute tracce di una villa e di una pavimentazione a mosaico insieme a significativi reperti di età augustea andati purtroppo dispersi.